Una storia d`altri tempi - di Arturo Ghinelli

Il 9 gennaio 1950 gli operai delle Fonderie Orsi di Modena si recarono al lavoro anche se il padrone aveva fatto la serrata,per impedire agli operai di lavorare e far capire chi era il padrone. La polizia sparò sugli operai che volevano entrare in fonderia, ne uccise sei,uno di questi era fratello di mia madre che era incinta di me,per questo mi chiamo Arturo.


Quando,crescendo,ho potuto leggere i giornali dell'epoca,che mio padre aveva gelosamente custodito,sono rimasto folgorato dalla foto che ritraeva un bambino, con il grembiule nero e il colletto bianco,deporre un mazzolino di fiori davanti al cippo che ricordava i sei operai uccisi dalla polizia. Si trattava del figlio di uno dei caduti e io mi sono subito identificato in lui.
Riguardare quella foto a 54 anni di distanza mi ha fatto fare un collegamento,che molti riterranno assurdo,tra quella situazione di allora e la nostra oggi di lavoratori della scuola. Non siamo negli anni '50,non voglio fare stupidi paragoni. Mi chiedo solamente,se dei giovani operai, con appena licenza elementare, hanno trovato la forza di resistere alla pesante situazione economica e politica e il coraggio di sfidare il padrone andando a lavorare anche se aveva chiuso la fonderia;noi ,che siamo i nipoti di quegli operai,cosa facciamo per opporci al padrone delle televisioni? Dovevamo fare qualcosa di eclatante quando Berlusconi vinse le elezioni.E' stato un errore far finta di niente,lasciare che sospendessero la legge Berlinguer(quando mai si è vista una legge sospesa?).Gliela abbiamo lasciata passare impunemente e così ne hanno fatte delle altre e altre ne faranno.
Adesso basta.Non possiamo accontentarci di cantare "Bella ciao"come forma di resistenza.Anche se è sempre meglio che scrivere documenti bipartisan privi di buonsenso come fanno certi campioni di bel pensiero. Sarà perché mio padre è stato partigiano,ma non avrebbe mai capito nemmeno il significato della parola bipartisan.Non si sta coi piedi in due staffe,si sta da una parte sola,possibilmente quella in cui si crede di più. Possibile che la nostra generazione non sappia fare resistenza?
Nessuno ci chiede sacrifici,né tanto meno di fare gli eroi. Beato il popolo che non ha bisogno di eroi e non ne ha bisogno perché ognuno nel suo piccolo si oppone all'ingiustizia,ognuno fa la sua parte di resistenza. Oggi,come insegnanti disobbedienti,abbiamo diverse possibilità di scelta.
Innanzitutto rifiutarsi di diventare i precettori di" bambini in carriera",promovendo invece davvero i ragazzi stranieri e tutti quelli che sono svantaggiati.Il Ministro chiude la scuola prima del tempo?E noi la teniamo aperta. Andare a scuola di più per dare più scuola a chi ne ha di meno e ne avrà sempre di meno visto che d'ora in poi l'istruzione sarà sempre di più una merce.
Rifiutarsi di fare le cassiere in quel supermarket dell'istruzione in cui si trasformeranno presto le nostre scuole.Il C.d.M. vara il primo decreto?E noi chiediamo al Presidente della Repubblica fondata sul lavoro di non sottoscriverlo,se vuole essere coerente con quello che ha detto,in più occasioni,sulla funzione della scuola pubblica.
Occorre una metamorfosi. Accadrà?Bisogna credere nell'improbabile,ci insegna Edgar Morin,proprio perché poco probabile è l'unica cosa che può cambiare davvero le cose.
Oggi quel bambino col grembiule nero ha i capelli bianchi,è diventato nonno e ha visto molte cose che suo padre riteneva improbabili,accadere, per questo guarda con fiducia al futuro di suo nipote.
P.S. Il nipotino sicuramente si ricorderà del nonno anche quando questi non ci sarà più,ma sarebbe bene che quel cippo su cui il nonno portava i fiori non venisse distrutto per far posto alla nuova sede dell'AUSL,che sorgerà sulle fondamenta delle ex-fonderie Orsi. Altrimenti renderemmo troppo facile il lavoro di chi vuol manipolare a suo piacimento la storia,cancellando anche solo il ricordo della resistenza operaia al governo Scelba.

 

 

This content has been locked. You can no longer post any comment.