Intervento di Pasquale Poerio
1. Non una lotta improvvisata.
Quando su un tema dì storia si riesce a realizzare un confronto reale, vengono in luce divergenze antiche e radicate. Ma anche, dove esistono, emergono elementi di una coscienza unitaria. Credo che valga per il giudizio sul passato e che valga anche per un atteggiamento da assumere sul presente.
Quando si parla del movimento contadino e delle lotte per la terra sorgono subito innumerevoli problemi. Il primo obiettivo è quello di evitare l'inganno del giustificazionismo che cancella errori e meriti e quello opposto che appiattisce il passato sulle scelte di oggi.
Resta comunque fondamentale che, pur con tutti i suoi errori, la lotta per la terra in Calabria prima e nel Mezzogiorno poi, è stato uno dei momenti più alti della lotta per la partecipazione alla democrazia moderna del mondo contadino e delle popolazioni meridionali in genere.
Perché affermo questo? Perché non è stata una lotta improvvisata. Perché è stata una lotta di popolo che ha unito e coinvolto strati ed interessi diversi. Credo che il professore Villella, con il suo libro Lotte per la terra e il lavoro in Calabria, abbia colto in pieno questo aspetto nuovo e lo abbia approfondito, rivelando aspetti nuovi di quella lotta quale l'attacco all'uliveto incolto della Piana lametina e l'avvio di una forma nuova di lotta per il lavoro quale si rivelò lo sciopero alla rovescia e le prime forme di imponibile di manodopera.
L'altro dato che mette in luce il bel saggio di Villella è che per la prima volta non si trattava di un moto spontaneo, di ribellione, e neppure di un movimento politico animato da gruppi ristretti di intellettuali, anche se prestigiosi. Ma si trattava di un movimento di popolo, democratico ed organizzato con la costituzione dei Comitati per la terra. Si superava così la tentazione anarchica del vecchio movimento che incendiava i municipi, come era avvenuto negli anni 20-21 nella stessa Sambiase. Non è stata, quindi, una lotta improvvisata, ma una lotta che trova radici nelle prime occupazioni di terre avvenute nel settembre del 1943, subito dopo lo sbarco degli eserciti alleati a Crotone. Occupazioni di terre che continuarono nel febbraio e nel settembre del 1944 e del 1945.
Poi iniziò un periodo di riflessione sul come coordinare la lotta, sul come farne un movimento unitario di attacco a tutto il latifondo ed all'incoltura delle terre lasciate a pascolo brado ed a riserve di caccia soprattutto nel Marchesato crotonese. Si elaborò così la parola d'ordine della " terra ai contadini " dalla organizzazione sindacale unitaria dei lavoratori della terra: la Federterra.
Perché dico questo? Perché vi fu un'azione di preparazione fatta anche nel Nicastrese (e chi vi parla partecipò alla prima riunione che si tenne in questa zona e vide la partecipazione di delegazioni unitarie di Nicastro, Maida, Curinga, Falerna, Nocera nel luglio del 1945) che servì a gettare le basi di quella che doveva essere la preparazione per la convocazione del 2° Congresso Provinciale della Federterra in Catanzaro: organismo unitario composto da comunisti, socialisti, democratici cristiani di cui i tre epigoni irnportanti erano l'ing. Miceli per i comunisti, Gino Guarnieri per i socialisti ed il prof. Francesco Caporale per la Democrazia Cristiana.
Il prof. Caporale era un sacerdote e la sua figura resta per me indimenticabile, non solo per il contributo che egli dava all'azione sindacale della Federterra, quanto per la discussione che egli aveva aperto con le gerarchie cattoliche sui problemi della terra e sulla situazione delle campagne in Calabria. Dibattito che tra i cattolici continuò anche dopo la scissione sindacale e che nell'ottobre del 1948 portò alla pubblicazione del documento dei vescovi del Mezzogiorno sulla situazione nelle campagne: estensore mons. Lanzo, arcivescovo di Reggio Calabria e amico di don Caporale. Un documento che varrebbe la pena conoscere ed approfondire per comprendere la visione che la Chiesa aveva dei problemi del mondo agricolo e delle indicazioni che ne offriva a livello di Mezzogiorno d'Italia con tutte le sue prospettazioni e contraddizioni. Invito perciò il prof. Villella, come storico, ad approfondire il documento della gerarchia cattolica del Mezzogiorno sulla situazione nelle campagne, che ben si inserisce nella tematica del suo lavoro sulla lotta per la terra e la occupazione nel Lametino.
Quindi, niente d'improvvisato, anche se vi erano dei precedenti storici che davano fondamento alla iniziativa contadina.
2. Una coscienza unitaria avanzata.
Personalmente sono stato testimone, giovanissimo, del primo incontro che Fausto Gullo ebbe a Crotone il 3 luglio del 1944, quale ministro dell'Agricoltura, con la delegazione del mio paese, cioè Casabona, comune capostipite del movimento dell'occupazione delle terre dei Berlingieri e dei Caputo nel settembre del 1943.
Ho assistito in quel settembre del 1943 ad una delle più belle pagine scritte dalla solidarietà umana tra genti di diverse nazioni e di diverso colore che l'on. Grieco esaltò alla Costituente durante il dibattito sulla occupazione delle terre. Vi era a Crotone il comando delle forze alleate, che, venuto a conoscenza della occupazione delle terre in una zona pressoché vicina alla base militare, dispose l'invio di forze armate marocchine con autoblinde e carri armati sui fondi occupati. Ma, arrivate sul posto, le truppe trovarono non rivoltosi armati, bensì contadini con aratri legati ai buoi, muli, asini, intenti ad arare e seminare. I soldati si fermarono sorpresi dallo spettacolo e cominciarono a fraternizzare ed a bivaccare con i miei compaesani.
Poi le occupazioni si ripeterono nel febbraio-marzo del 1944 con un allargamento del fronte che vide scendere in campo i contadini di Strongoli, Melissa, Rocca di Neto, Cirò e di molti altri comuni del Crotonese. Il suggello a questa lotta che si andava allargando fu dato dall'incontro che le delegazioni contadine ebbero con Gufo, ministro dell'Agricoltura, a Crotone il 3 luglio del 1944 nel cinema Apollo. Fu questo un incontro tra contadini vecchi occupatori di terre degli anni venti, rimasti poi proprietari grazie all'intervento dell'Opera Nazionale Combattenti. Vecchi contadini, guidati nel primo dopoguerra nel Crotonese da Enrico Mastracchi che fu anche il primo sindaco socialista di Crotone.
L'incontro con Gufo, venuto a Crotone per fare una campagna di incoraggiamento per il versamento del grano all'ammasso e per comunicare agli affittuari ed ai contadini terrageristi che avevano il diritto di trattenere il 30% del canone stabilito in natura a loro favore purché lo versassero all'ammasso, fu largo ed aperto. Gullo con il suo sorriso e con la sua amabiità conquistò subito i contadini. Si aprì subito un dibattito e gli fu posto il quesito che se la riforma agraria non l'avesse fatta lui, ministro comunista, chi l'avrebbe potuta fare? Promise che avrebbe posto il problema al Consiglio dei Ministri, ma non si dichiarava sufficientemente fiducioso dell'accoglimento della richiesta.
Riporto questo dialogo per dire che vi era già una coscienza contadina avanzata che si poneva il problema della terra a chi la lavora e si muoveva già con forza e decisione in questa direzione.
Nell'ottobre di quell'anno vennero emanati i decreti Gullo sulla con cessione delle terre e la divisione dei prodotti. Il mondo contadino ne fu messo in movimento. Si dava così vita alle prime cooperative per la concessione di terre incolte. Anche il mondo sindacale e politico si mise in movimento. Si incominciò a parlare della Federterra e delle sue leghe. Nel frattempo in tutti i comuni del Marchesato si apriva un largo dibattito, rafforzato dall'esito elettorale positivo della vittoria della repubblica. In questa nuova situazione che si era venuta a determinare nelle campagne si svolgeva a Catanzaro il 2° Congresso della Federterra alla fine di agosto, che si concludeva con la parola d'ordine dell'occupazione delle terre incolte e della terra a chi la lavora.
Chi parla fu eletto segretario responsabile della Federterra provinciale e toccò a me firmare il testo del telegramma convenzionale con il quale si comunicava ai contadini la data convenuta per dare inizio al più grande movimento per l'occupazione delle terre che mai vi sia stato e che dalla Calabria si trasmise a tutte le regioni del Mezzogiorno.
L'imponente movimento convinse Segni, allora ministro dell'Agricoltura, ad ampliare nella legge Gullo il concetto di incoltura della terra e a modificare la composizione delle Commissioni che furono allargate nella rappresentanza delle parti e affidate alla presidenza di un magistrato coadiuvato da un tecnico di Stato. Il movimento di occupazione delle terre dell'autunno del 1946 ebbe anche qui nel Lametino una forte presenza a Nicastro, Nocera, Maida, Falerna, Curinga, S. Pietro a Maida, Gizzeria. Furono assegnate dalle Commissioni presso i vari tribunali ben 35.000 ettari di terra in tutta la provincia. Il movimento fu forte, unitario, deciso e fu altresì la manifestazione di una maturità democratica e cosciente. Resistette all'urto della proprietà feudale e alle provocazioni poliziesche, superando vecchie resistenze e antichi pregiudizi.
3. Melissa e Coronella.
Poi venne il '48 con il suo 18 aprile e la vittoria della Democrazia Cristiana. Un evento che cambiò molte cose e che solo chi ha la mia età è in grado di valutare, a distanza di anni, in tutte le sue implicazioni. Ma alla sconfitta elettorale del Fronte Popolare si unirono anche i cattivi raccolti del 1947 e del 1948 che non permisero alla maggior parte delle cooperative concessionarie di terre di pagare i canoni stabiliti dalle Commissioni Circondariali per le terre incolte.
La proprietà fondiaria non si lasciò sfuggire l'occasione ed intentò una serie di processi per ottenere la restituzione delle terre per mancato pagamento del canone.
Ma la situazione cambiò anche nel sindacato. Dopo l'attentato a Togliatti del luglio del 1948, la scissione fu portata a compimento con il distacco dei cattolici e dei socialdemocratici. Anche in periferia si ebbero le conseguenze ed anche la Federterra vide il distacco dell'ala cattolica. Restò però una organizzazione sempre forte. Si era ormai conquistata una larga presenza nel mondo bracciantile, dei fittavoli e coloni, nonché nei coltivatori-produttori.
Cambiamenti si ebbero anche nel PCI in Calabria ove nell'aprile del 1949 era stato mandato dalla Direzione del Partito Mario Alicata per assumere l'incarico di Segretario Regionale e quindi di coordinatore della politica e della iniziativa comunista in Calabria. Alicata si accinse subito al lavoro sia sul piano politico generale che nel lavoro di organizzazione, con una impostazione aperta e di slancio culturale. Un ampio dibattito si aprì nel partito sulla situazione della Regione. Un dibattito che non potè prescindere da quanto stava avvenendo nelle campagne per l'offensiva aperta dalla grande proprietà fondiaria contro le cooperative contadine.
L'esame della situazione si allargò anche ai compagni socialisti. Si apriva così un discorso con il giovane Mancini in modo aperto e franco, tutto teso a far fronte allo strapotere della DC e alla offensiva degli agrari nelle campagne. Dopo un lungo dibattito, che durò alcuni mesi, si decise di passare all'attacco ritenendo che la migliore difesa fosse un fronte ampio di lotta che partendo dalle campagne investisse anche le città.
Ebbene, ci volle parecchio per rimettere in forze il movimento, si lavorò con decisione, con forza, si lavorò molto. E, quindi, quando cominciarono ad essere emesse le prime sentenze di sfratto dalla terra, ecco il fronte contadino che comincia a dire: no, è giusto che noi ripassiamo al contrattacco. E si passò al contrattacco e con Melissa si ebbe l'urto. Melissa è un punto fermo nella storia moderna d'Italia perché fu la prima sconfitta che ebbe l'allora governo democristiano dopo il trionfo del 18 aprile.
Nicastro. Nicastro non nasce per caso, non nasce solo per la volontà illuminata del gruppo intellettuale, dei giovani leoni nicastresi. Assolutamente. Io ho stima e rispetto di questi compagni dei quali conservo ottimo ricordo per la loro onestà politica, per il loro impegno, per la dedizione profonda. E però nasce da che cosa? Dal discorso che si fece per dire che bisognava assolutamente allargare il movimento. E nella divisione che si fece degli incarichi e dei compiti a chi poteva dare un contributo, si decise che da Catanzaro per Nicastro si spostasse il compagno Seta, anche per i legami che egli intratteneva con i compagni di Nicastro.
Ora, a questo punto, come sono andate le cose nel Nicastrese? Nel Nicastrese le cose sono andate bene, per la verità. Io confermo che è stata una pagina epica, che è stata combattuta con grande forza, con grande decisione, che ha affrontato il toro per le corna, cioè andando ad occupare i grandi oliveti e così via. Ma, quando sorse il discorso?
Non solo per le condizioni storiche delle quali parlava testé l'illustre prof. Cingari, non solo per questo. Il discorso sorse in un momento delicatissimo che ancora non è stato preso in seria considerazione. Il discorso sorse, prof. Villella, e ti prego di approfondirlo ancora seriamente, sorse a Coronella. A Coronella ci fu un urto terribile, drammatico. E quando a Catanzaro si portarono i risultati di questo urto, noi ci riunimmo immediatamente. Qui c'è il segretario di quella seduta che è il compagno Gianni Riga e può testimoniare o smentire. Noi in quel momento, tutti quanti, riflettemmo su un fatto drammatico che, mi sa, ha l'eco di qualche cosa che ancora oggi vive in Calabria. Contro i contadini non si schierarono solo i carabinieri, ma per la prima volta altri contadini si schierarono contro gli occupatori. Questa è la chiave. Discutendosi in sede politica, in sede regionale questo evento, si disse: dove andremo a finire? Anche perché noi non sapevamo che cosa potesse succedere. Chi erano quei contadini che si mettevano contro gli altri contadini? Erano piccoli proprietari? Erano scherani dei baroni? Non dimenticate che nella vostra zona ci sono tra i più grandi oliveti del mondo. E negli oliveti c'erano già grandi speculatori, i primi che avevano organizzato la raccolta e la trasformazione del prodotto e l'immissione del prodotto stesso sul mercato. Grandi affittuari legati alla grande proprietà feudale dei Ruffo della Scaletta, dei Nicotera, dei Cosentini, dei De Luca, Statti, dei Ventura, dei Quintieri. Un coacervo di interessi che pesava e pesa sulla struttura agraria della Piana lametina.
L'interrogativo che si pose in Federazione e nel Comitato regionale fu:
quali le conseguenze se si dovesse forzare la mano?
Non uno scontro sulle scelte, quindi, ma una legittima preoccupazione dopo Melissa e mentre si discuteva nel Parlamento la "legge Sila .
Si discusse molto con i compagni di Nicastro. Si discusse senza riserve e sempre in modo positivo nel senso che il movimento potesse ottenere, come ottenne, anche i suoi risultati sul piano della contrattazione del salario bracciantile, dell'imponibile di manodopera in agricoltura per le aziende di una certa consistenza, della divisione dei prodotti degli alberi in favore dei coloni e dei mezzadri, dell'occupazione per i disoccupati.
Anch'io ho letto le critiche del compagno Seta rivolte ad Alicata ed affidate ad alcuni ricercatori. Non le condivido perché ingiuste. A spiegarne l'ingiustizia basta leggere ciò che Mario Alicata scrisse molti anni dopo, quando volle fare un esame critico della lotta per l'occupazione delle terre e per il lavoro in Calabria, e non solo nel Nicastrese.
Ricordo, a tal proposito, la polemica con Rossi-Doria per l'impostazione data alla riforma agraria nel comprensorio silano-crotonese. Ricordo le considerazioni che il grande Grieco fece nella riunione della Commissione Agraria nazionale del PCI nel dicembre del 1951 nel corso della quale egli definì " intelligente " l'azione condotta dai compagni della zona silano-crotonese spezzando i piani governativi di divisione dei contadini. Questa fu la preoccupazione di allora: non dividere il fronte contadino.
4. L'eredità del movimento contadino. Riprendere il discorso per una nuova agricoltura nella Piana di S. Eufemia.
E' stato annunciato che presto si darà vita, per iniziativa dell' Istituto di studi, ricerche e iniziative sulle società contadine in Calabria, con sede in Nicastro, ad un seminario per approfondire tutta la vasta tematica della lotta per la terra ed il lavoro in Calabria.
Mi auguro di cuore che ciò possa essere realizzato con il concorso degli illustri studiosi prof. Cingari e Di Bella che son qui presenti. Così come mi auguro che tanti altri studiosi saranno chiamati a dare il loro contributo ad una ricerca storica approfondita, tenendo presente che il 29 ottobre del 1989 cade il 400 anniversario di Melissa.
Si poteva fare di più? Ecco l'interrogativo che ancora stasera resta sospeso. Ma vorrei chiudere con una provocazione. Credo che proprio, partendo da un esame critico di quanto è stato fatto, o non fatto, si debba nel Lametino riprendere quel discorso rimasto incompleto sull'agricoltura per andare avanti, per ottenere una riproposizione della lotta in termini moderni per una nuova agricoltura. E' possibile fare ciò,
L'uditorio così numeroso di stasera, accorso ad ascoltare il dibattito sulla epopea che delle lotte degli anni '50 ha voluto scrivere il prof. Villella, mi fa dare una risposta positiva. In questa meravigliosa piana, in questo fertile comprensorio che va dall'Angitola al Savuto con punta massima al Reventino che lo corona e lo ripara dai venti freddi, di 80.000 ettari circa, con 30 comuni circa, con 25-26.000 ettari di pianura, deve sopravvivere ancora solo il vigneto o vi sono altre moderne colture da praticare?
In questa Piana che ha già alcune moderne infrastrutture quali la ferrovia con importante nodo, l'autostrada con un importante snodo, l'aeroporto, un lago sull'Angitola con un invaso capace di contenere 10-15.000.000 metri cubi di acqua, un corso d'acqua come il fiume Amato che dovrebbe essere invasato nel vallo del Melito in un contenitore di 100.000.000 metri cubi di acqua, quali prospettive sono possibili?
Tutte, e soprattutto quella della scelta dell'agro-alimentare e dell'agro- industria. Scelte moderne che già hanno i loro prodromi nelle aziende dei Cefaly, dei Bertolami e di tanti altri coltivatori-produttori. L'uso multiplo dell'acqua del lago del Melito a scopi irrigui su almeno 25.000 ettari di terra rappresenta una ricchezza di incalcolabile valore sul piano dell'occupazione, della produzione, della trasformazione, del commercio del prodotto di un'agricoltura moderna che guarda al 1993 ed al Mercato Europeo. Sembra che i mezzi ci siano. Gli uomini e le giovani forze pure. Uso dell'acqua per l'agricoltura, per dissetare la popolazione, per lo sviluppo del turismo, per le industrie.
Si tratta di riprendere il discorso lasciato cadere purtroppo negli anni '50. Ripartire da lì bisogna, con la stessa volontà e lo stesso impegno, ma soprattutto la stessa unità tra operai, contadini, artigiani, commercianti, tecnici, intellettuali. Nuovamente insieme per ripercorrere in avanti e giovandosi di tutta la cultura, tutta la tecnologia moderna, per fare più e meglio di quanto 40 anni fa non fu possibile realizzare per circostanze storiche ed errori degli uomini.
11/06/2007
Pasquale Poerio
1. Non una lotta improvvisata.
Quando su un tema dì storia si riesce a realizzare un confronto reale, vengono in luce divergenze antiche e radicate. Ma anche, dove esistono, emergono elementi di una coscienza unitaria. Credo che valga per il giudizio sul passato e che valga anche per un atteggiamento da assumere sul presente.
Quando si parla del movimento contadino e delle lotte per la terra sorgono subito innumerevoli problemi. Il primo obiettivo è quello di evitare l'inganno del giustificazionismo che cancella errori e meriti e quello opposto che appiattisce il passato sulle scelte di oggi.
Resta comunque fondamentale che, pur con tutti i suoi errori, la lotta per la terra in Calabria prima e nel Mezzogiorno poi, è stato uno dei momenti più alti della lotta per la partecipazione alla democrazia moderna del mondo contadino e delle popolazioni meridionali in genere.
Perché affermo questo? Perché non è stata una lotta improvvisata. Perché è stata una lotta di popolo che ha unito e coinvolto strati ed interessi diversi. Credo che il professore Villella, con il suo libro Lotte per la terra e il lavoro in Calabria, abbia colto in pieno questo aspetto nuovo e lo abbia approfondito, rivelando aspetti nuovi di quella lotta quale l'attacco all'uliveto incolto della Piana lametina e l'avvio di una forma nuova di lotta per il lavoro quale si rivelò lo sciopero alla rovescia e le prime forme di imponibile di manodopera.
L'altro dato che mette in luce il bel saggio di Villella è che per la prima volta non si trattava di un moto spontaneo, di ribellione, e neppure di un movimento politico animato da gruppi ristretti di intellettuali, anche se prestigiosi. Ma si trattava di un movimento di popolo, democratico ed organizzato con la costituzione dei Comitati per la terra. Si superava così la tentazione anarchica del vecchio movimento che incendiava i municipi, come era avvenuto negli anni 20-21 nella stessa Sambiase. Non è stata, quindi, una lotta improvvisata, ma una lotta che trova radici nelle prime occupazioni di terre avvenute nel settembre del 1943, subito dopo lo sbarco degli eserciti alleati a Crotone. Occupazioni di terre che continuarono nel febbraio e nel settembre del 1944 e del 1945.
Poi iniziò un periodo di riflessione sul come coordinare la lotta, sul come farne un movimento unitario di attacco a tutto il latifondo ed all'incoltura delle terre lasciate a pascolo brado ed a riserve di caccia soprattutto nel Marchesato crotonese. Si elaborò così la parola d'ordine della " terra ai contadini " dalla organizzazione sindacale unitaria dei lavoratori della terra: la Federterra.
Perché dico questo? Perché vi fu un'azione di preparazione fatta anche nel Nicastrese (e chi vi parla partecipò alla prima riunione che si tenne in questa zona e vide la partecipazione di delegazioni unitarie di Nicastro, Maida, Curinga, Falerna, Nocera nel luglio del 1945) che servì a gettare le basi di quella che doveva essere la preparazione per la convocazione del 2° Congresso Provinciale della Federterra in Catanzaro: organismo unitario composto da comunisti, socialisti, democratici cristiani di cui i tre epigoni irnportanti erano l'ing. Miceli per i comunisti, Gino Guarnieri per i socialisti ed il prof. Francesco Caporale per la Democrazia Cristiana.
Il prof. Caporale era un sacerdote e la sua figura resta per me indimenticabile, non solo per il contributo che egli dava all'azione sindacale della Federterra, quanto per la discussione che egli aveva aperto con le gerarchie cattoliche sui problemi della terra e sulla situazione delle campagne in Calabria. Dibattito che tra i cattolici continuò anche dopo la scissione sindacale e che nell'ottobre del 1948 portò alla pubblicazione del documento dei vescovi del Mezzogiorno sulla situazione nelle campagne: estensore mons. Lanzo, arcivescovo di Reggio Calabria e amico di don Caporale. Un documento che varrebbe la pena conoscere ed approfondire per comprendere la visione che la Chiesa aveva dei problemi del mondo agricolo e delle indicazioni che ne offriva a livello di Mezzogiorno d'Italia con tutte le sue prospettazioni e contraddizioni. Invito perciò il prof. Villella, come storico, ad approfondire il documento della gerarchia cattolica del Mezzogiorno sulla situazione nelle campagne, che ben si inserisce nella tematica del suo lavoro sulla lotta per la terra e la occupazione nel Lametino.
Quindi, niente d'improvvisato, anche se vi erano dei precedenti storici che davano fondamento alla iniziativa contadina.
2. Una coscienza unitaria avanzata.
Personalmente sono stato testimone, giovanissimo, del primo incontro che Fausto Gullo ebbe a Crotone il 3 luglio del 1944, quale ministro dell'Agricoltura, con la delegazione del mio paese, cioè Casabona, comune capostipite del movimento dell'occupazione delle terre dei Berlingieri e dei Caputo nel settembre del 1943.
Ho assistito in quel settembre del 1943 ad una delle più belle pagine scritte dalla solidarietà umana tra genti di diverse nazioni e di diverso colore che l'on. Grieco esaltò alla Costituente durante il dibattito sulla occupazione delle terre. Vi era a Crotone il comando delle forze alleate, che, venuto a conoscenza della occupazione delle terre in una zona pressoché vicina alla base militare, dispose l'invio di forze armate marocchine con autoblinde e carri armati sui fondi occupati. Ma, arrivate sul posto, le truppe trovarono non rivoltosi armati, bensì contadini con aratri legati ai buoi, muli, asini, intenti ad arare e seminare. I soldati si fermarono sorpresi dallo spettacolo e cominciarono a fraternizzare ed a bivaccare con i miei compaesani.
Poi le occupazioni si ripeterono nel febbraio-marzo del 1944 con un allargamento del fronte che vide scendere in campo i contadini di Strongoli, Melissa, Rocca di Neto, Cirò e di molti altri comuni del Crotonese. Il suggello a questa lotta che si andava allargando fu dato dall'incontro che le delegazioni contadine ebbero con Gufo, ministro dell'Agricoltura, a Crotone il 3 luglio del 1944 nel cinema Apollo. Fu questo un incontro tra contadini vecchi occupatori di terre degli anni venti, rimasti poi proprietari grazie all'intervento dell'Opera Nazionale Combattenti. Vecchi contadini, guidati nel primo dopoguerra nel Crotonese da Enrico Mastracchi che fu anche il primo sindaco socialista di Crotone.
L'incontro con Gufo, venuto a Crotone per fare una campagna di incoraggiamento per il versamento del grano all'ammasso e per comunicare agli affittuari ed ai contadini terrageristi che avevano il diritto di trattenere il 30% del canone stabilito in natura a loro favore purché lo versassero all'ammasso, fu largo ed aperto. Gullo con il suo sorriso e con la sua amabiità conquistò subito i contadini. Si aprì subito un dibattito e gli fu posto il quesito che se la riforma agraria non l'avesse fatta lui, ministro comunista, chi l'avrebbe potuta fare? Promise che avrebbe posto il problema al Consiglio dei Ministri, ma non si dichiarava sufficientemente fiducioso dell'accoglimento della richiesta.
Riporto questo dialogo per dire che vi era già una coscienza contadina avanzata che si poneva il problema della terra a chi la lavora e si muoveva già con forza e decisione in questa direzione.
Nell'ottobre di quell'anno vennero emanati i decreti Gullo sulla con cessione delle terre e la divisione dei prodotti. Il mondo contadino ne fu messo in movimento. Si dava così vita alle prime cooperative per la concessione di terre incolte. Anche il mondo sindacale e politico si mise in movimento. Si incominciò a parlare della Federterra e delle sue leghe. Nel frattempo in tutti i comuni del Marchesato si apriva un largo dibattito, rafforzato dall'esito elettorale positivo della vittoria della repubblica. In questa nuova situazione che si era venuta a determinare nelle campagne si svolgeva a Catanzaro il 2° Congresso della Federterra alla fine di agosto, che si concludeva con la parola d'ordine dell'occupazione delle terre incolte e della terra a chi la lavora.
Chi parla fu eletto segretario responsabile della Federterra provinciale e toccò a me firmare il testo del telegramma convenzionale con il quale si comunicava ai contadini la data convenuta per dare inizio al più grande movimento per l'occupazione delle terre che mai vi sia stato e che dalla Calabria si trasmise a tutte le regioni del Mezzogiorno.
L'imponente movimento convinse Segni, allora ministro dell'Agricoltura, ad ampliare nella legge Gullo il concetto di incoltura della terra e a modificare la composizione delle Commissioni che furono allargate nella rappresentanza delle parti e affidate alla presidenza di un magistrato coadiuvato da un tecnico di Stato. Il movimento di occupazione delle terre dell'autunno del 1946 ebbe anche qui nel Lametino una forte presenza a Nicastro, Nocera, Maida, Falerna, Curinga, S. Pietro a Maida, Gizzeria. Furono assegnate dalle Commissioni presso i vari tribunali ben 35.000 ettari di terra in tutta la provincia. Il movimento fu forte, unitario, deciso e fu altresì la manifestazione di una maturità democratica e cosciente. Resistette all'urto della proprietà feudale e alle provocazioni poliziesche, superando vecchie resistenze e antichi pregiudizi.
3. Melissa e Coronella.
Poi venne il '48 con il suo 18 aprile e la vittoria della Democrazia Cristiana. Un evento che cambiò molte cose e che solo chi ha la mia età è in grado di valutare, a distanza di anni, in tutte le sue implicazioni. Ma alla sconfitta elettorale del Fronte Popolare si unirono anche i cattivi raccolti del 1947 e del 1948 che non permisero alla maggior parte delle cooperative concessionarie di terre di pagare i canoni stabiliti dalle Commissioni Circondariali per le terre incolte.
La proprietà fondiaria non si lasciò sfuggire l'occasione ed intentò una serie di processi per ottenere la restituzione delle terre per mancato pagamento del canone.
Ma la situazione cambiò anche nel sindacato. Dopo l'attentato a Togliatti del luglio del 1948, la scissione fu portata a compimento con il distacco dei cattolici e dei socialdemocratici. Anche in periferia si ebbero le conseguenze ed anche la Federterra vide il distacco dell'ala cattolica. Restò però una organizzazione sempre forte. Si era ormai conquistata una larga presenza nel mondo bracciantile, dei fittavoli e coloni, nonché nei coltivatori-produttori.
Cambiamenti si ebbero anche nel PCI in Calabria ove nell'aprile del 1949 era stato mandato dalla Direzione del Partito Mario Alicata per assumere l'incarico di Segretario Regionale e quindi di coordinatore della politica e della iniziativa comunista in Calabria. Alicata si accinse subito al lavoro sia sul piano politico generale che nel lavoro di organizzazione, con una impostazione aperta e di slancio culturale. Un ampio dibattito si aprì nel partito sulla situazione della Regione. Un dibattito che non potè prescindere da quanto stava avvenendo nelle campagne per l'offensiva aperta dalla grande proprietà fondiaria contro le cooperative contadine.
L'esame della situazione si allargò anche ai compagni socialisti. Si apriva così un discorso con il giovane Mancini in modo aperto e franco, tutto teso a far fronte allo strapotere della DC e alla offensiva degli agrari nelle campagne. Dopo un lungo dibattito, che durò alcuni mesi, si decise di passare all'attacco ritenendo che la migliore difesa fosse un fronte ampio di lotta che partendo dalle campagne investisse anche le città.
Ebbene, ci volle parecchio per rimettere in forze il movimento, si lavorò con decisione, con forza, si lavorò molto. E, quindi, quando cominciarono ad essere emesse le prime sentenze di sfratto dalla terra, ecco il fronte contadino che comincia a dire: no, è giusto che noi ripassiamo al contrattacco. E si passò al contrattacco e con Melissa si ebbe l'urto. Melissa è un punto fermo nella storia moderna d'Italia perché fu la prima sconfitta che ebbe l'allora governo democristiano dopo il trionfo del 18 aprile.
Nicastro. Nicastro non nasce per caso, non nasce solo per la volontà illuminata del gruppo intellettuale, dei giovani leoni nicastresi. Assolutamente. Io ho stima e rispetto di questi compagni dei quali conservo ottimo ricordo per la loro onestà politica, per il loro impegno, per la dedizione profonda. E però nasce da che cosa? Dal discorso che si fece per dire che bisognava assolutamente allargare il movimento. E nella divisione che si fece degli incarichi e dei compiti a chi poteva dare un contributo, si decise che da Catanzaro per Nicastro si spostasse il compagno Seta, anche per i legami che egli intratteneva con i compagni di Nicastro.
Ora, a questo punto, come sono andate le cose nel Nicastrese? Nel Nicastrese le cose sono andate bene, per la verità. Io confermo che è stata una pagina epica, che è stata combattuta con grande forza, con grande decisione, che ha affrontato il toro per le corna, cioè andando ad occupare i grandi oliveti e così via. Ma, quando sorse il discorso?
Non solo per le condizioni storiche delle quali parlava testé l'illustre prof. Cingari, non solo per questo. Il discorso sorse in un momento delicatissimo che ancora non è stato preso in seria considerazione. Il discorso sorse, prof. Villella, e ti prego di approfondirlo ancora seriamente, sorse a Coronella. A Coronella ci fu un urto terribile, drammatico. E quando a Catanzaro si portarono i risultati di questo urto, noi ci riunimmo immediatamente. Qui c'è il segretario di quella seduta che è il compagno Gianni Riga e può testimoniare o smentire. Noi in quel momento, tutti quanti, riflettemmo su un fatto drammatico che, mi sa, ha l'eco di qualche cosa che ancora oggi vive in Calabria. Contro i contadini non si schierarono solo i carabinieri, ma per la prima volta altri contadini si schierarono contro gli occupatori. Questa è la chiave. Discutendosi in sede politica, in sede regionale questo evento, si disse: dove andremo a finire? Anche perché noi non sapevamo che cosa potesse succedere. Chi erano quei contadini che si mettevano contro gli altri contadini? Erano piccoli proprietari? Erano scherani dei baroni? Non dimenticate che nella vostra zona ci sono tra i più grandi oliveti del mondo. E negli oliveti c'erano già grandi speculatori, i primi che avevano organizzato la raccolta e la trasformazione del prodotto e l'immissione del prodotto stesso sul mercato. Grandi affittuari legati alla grande proprietà feudale dei Ruffo della Scaletta, dei Nicotera, dei Cosentini, dei De Luca, Statti, dei Ventura, dei Quintieri. Un coacervo di interessi che pesava e pesa sulla struttura agraria della Piana lametina.
L'interrogativo che si pose in Federazione e nel Comitato regionale fu:
quali le conseguenze se si dovesse forzare la mano?
Non uno scontro sulle scelte, quindi, ma una legittima preoccupazione dopo Melissa e mentre si discuteva nel Parlamento la "legge Sila .
Si discusse molto con i compagni di Nicastro. Si discusse senza riserve e sempre in modo positivo nel senso che il movimento potesse ottenere, come ottenne, anche i suoi risultati sul piano della contrattazione del salario bracciantile, dell'imponibile di manodopera in agricoltura per le aziende di una certa consistenza, della divisione dei prodotti degli alberi in favore dei coloni e dei mezzadri, dell'occupazione per i disoccupati.
Anch'io ho letto le critiche del compagno Seta rivolte ad Alicata ed affidate ad alcuni ricercatori. Non le condivido perché ingiuste. A spiegarne l'ingiustizia basta leggere ciò che Mario Alicata scrisse molti anni dopo, quando volle fare un esame critico della lotta per l'occupazione delle terre e per il lavoro in Calabria, e non solo nel Nicastrese.
Ricordo, a tal proposito, la polemica con Rossi-Doria per l'impostazione data alla riforma agraria nel comprensorio silano-crotonese. Ricordo le considerazioni che il grande Grieco fece nella riunione della Commissione Agraria nazionale del PCI nel dicembre del 1951 nel corso della quale egli definì " intelligente " l'azione condotta dai compagni della zona silano-crotonese spezzando i piani governativi di divisione dei contadini. Questa fu la preoccupazione di allora: non dividere il fronte contadino.
4. L'eredità del movimento contadino. Riprendere il discorso per una nuova agricoltura nella Piana di S. Eufemia.
E' stato annunciato che presto si darà vita, per iniziativa dell' Istituto di studi, ricerche e iniziative sulle società contadine in Calabria, con sede in Nicastro, ad un seminario per approfondire tutta la vasta tematica della lotta per la terra ed il lavoro in Calabria.
Mi auguro di cuore che ciò possa essere realizzato con il concorso degli illustri studiosi prof. Cingari e Di Bella che son qui presenti. Così come mi auguro che tanti altri studiosi saranno chiamati a dare il loro contributo ad una ricerca storica approfondita, tenendo presente che il 29 ottobre del 1989 cade il 400 anniversario di Melissa.
Si poteva fare di più? Ecco l'interrogativo che ancora stasera resta sospeso. Ma vorrei chiudere con una provocazione. Credo che proprio, partendo da un esame critico di quanto è stato fatto, o non fatto, si debba nel Lametino riprendere quel discorso rimasto incompleto sull'agricoltura per andare avanti, per ottenere una riproposizione della lotta in termini moderni per una nuova agricoltura. E' possibile fare ciò,
L'uditorio così numeroso di stasera, accorso ad ascoltare il dibattito sulla epopea che delle lotte degli anni '50 ha voluto scrivere il prof. Villella, mi fa dare una risposta positiva. In questa meravigliosa piana, in questo fertile comprensorio che va dall'Angitola al Savuto con punta massima al Reventino che lo corona e lo ripara dai venti freddi, di 80.000 ettari circa, con 30 comuni circa, con 25-26.000 ettari di pianura, deve sopravvivere ancora solo il vigneto o vi sono altre moderne colture da praticare?
In questa Piana che ha già alcune moderne infrastrutture quali la ferrovia con importante nodo, l'autostrada con un importante snodo, l'aeroporto, un lago sull'Angitola con un invaso capace di contenere 10-15.000.000 metri cubi di acqua, un corso d'acqua come il fiume Amato che dovrebbe essere invasato nel vallo del Melito in un contenitore di 100.000.000 metri cubi di acqua, quali prospettive sono possibili?
Tutte, e soprattutto quella della scelta dell'agro-alimentare e dell'agro- industria. Scelte moderne che già hanno i loro prodromi nelle aziende dei Cefaly, dei Bertolami e di tanti altri coltivatori-produttori. L'uso multiplo dell'acqua del lago del Melito a scopi irrigui su almeno 25.000 ettari di terra rappresenta una ricchezza di incalcolabile valore sul piano dell'occupazione, della produzione, della trasformazione, del commercio del prodotto di un'agricoltura moderna che guarda al 1993 ed al Mercato Europeo. Sembra che i mezzi ci siano. Gli uomini e le giovani forze pure. Uso dell'acqua per l'agricoltura, per dissetare la popolazione, per lo sviluppo del turismo, per le industrie.
Si tratta di riprendere il discorso lasciato cadere purtroppo negli anni '50. Ripartire da lì bisogna, con la stessa volontà e lo stesso impegno, ma soprattutto la stessa unità tra operai, contadini, artigiani, commercianti, tecnici, intellettuali. Nuovamente insieme per ripercorrere in avanti e giovandosi di tutta la cultura, tutta la tecnologia moderna, per fare più e meglio di quanto 40 anni fa non fu possibile realizzare per circostanze storiche ed errori degli uomini.
11/06/2007
Pasquale Poerio
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