Il "Vangelo" popolare
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| Termine | Definizione |
|---|---|
| Cazzu arrittatu u' guarda parentatu! |
Il pene in erezione non si preoccupa del parentato. (Dal Latino: Penis erectus coscientiam non habet.) La furia sessuale, perversa ed irrazionale, si riversa in tutte le direzioni senza distinzione di età, condizione sociale, e legami familiari. Nella società contadina, questo modo di dire, era quasi sempre soltanto la giustificazione di un atto non sempre razionalmente cercato ma dovuto alle scarse possibilità che i due sessi avevano di incontrarsi al di fuori di una stretta cerchia parentale, ma, molto spesso, era anche la giustificazione di unioni tra parenti che attenevano più alla sfera economica che a quella sessuale: la conservazione nell'ambito del parentato del patrimonio accumulato, rendeva giustificabile anche ciò che una morale per molti versi puritana, considerava riprovevole. Era anche, in molti casi, la reazione "ovvia" di un mondo maschilista che tendeva a giustificare in tutti i modi il ruolo dominante del maschio. Attrverso queste espressione quasi sempre legata ad altre relative alla donna: "A fimmina s' addi guardari" E' la donna che si deve guardare dal maschio, "A fimmina s'addi sapiri mantiniri u priazzu" E' la donna che si deve mantenere integra per mantenere il suo valore, si tendeva agiustificare la violenza sessuale con ‘immancabile riferimento alla "tentazione" femminile e al ruolo naturale dell'attività sessuale del maschio. Tanto è vero che in alcuni casi si poteva anche trovare qualche espressione che a prima vista poteva sembrare autoregolatrice dell'attività sessuale paschile come questa: "Statti attentu c'u pilu ti cuorvica" Stai attento che il pelo ti seppellisce, ma a ben vedere era più un'espressione di plauso per la notevole attività sessuale dell'iteressato che una effettiva espressione calmieratrice. Quasi a rimarcare il ruolo dominante del maschio, interviene un' altra espressione tipica dei discorsi tra maschi: "For du culu mia, e duvi va vva!" Al di fuori del mio culo, il mio pene ha il permesso di entrare ovunque. E per rafforzare questo concetto con un atteggiamento di difesa, quasi come un diritto alla sopravvivenza, non si esita a far ricadere ancora sulla donna la responsabilità di tutto: "I fimmini ndi sanu una cchjiù i du diavulu!" Le donne ne sanno sempre una più del diavolo "Tira cchjiù nu pilu all'irtu ca na parigghjia i vò a ru pindìnu!" Tira di più un pelo del'organo sessuale femminile in salita, che una pariglia di buoi in discesa. Di fronte alle straordinarie capacità della donna nel tendere trappole all'uomo, l'unica difesa è rappresentata soltanto dalla liberta d'azione dell'organo sessuale maschile.E' quindi un atteggiamento di difesa quello che il maschio tende a propugnare per mantenere un potere continuamente insidiato dalla donna e se questo vi sembra sonvolgente immaginate quanto lo diventi acora di più quando la giustificazione viene pronunciata non, come sarebbe comprensibile, dall'uomo, ma dalla mamma del giovane che vede insidiato il figlio dalla "diabolica" giovane tentatrice. A chiudere questa carrellata di espressioni intorno all'argomento sessuale nella società contadina ci pensa un altro modo di dire che però fa giustizia nel senso che riguarda in egual misura i due sessi anche se con implicazioni diverse: "Chini si nzura è cuntientu nu juarnu! Chini ammazza ru puorcu è cuntientu tuttu l'annu!" Chi si sposa è contento solo quel giorno, chi ammazza il maiale, è contento tutto l'anno. Il riferimento esplicito alla prima notte di nozze mette in rilievo l'importanza che veniva data a una scelta del compagno che non fosse dettata solo da considerazioni di ordine sessuale perchè queste inevitabilmente avevano durata effimera rispetto al resto. Ma era anche la conclusione più malinconica rispetto al destino della donna che assaggiato il piacere della prima notte scopriva che questo era anche l'atto che la rendeva schiava di un nuovo e ancora più terribile padrone. Nella magior parte dei casi era solo lei a pagare il prezzo di una appagata sessualità, perchè per il maschio, per antonomasia "cacciatore", intervenivano altri modi di dire a giustificazione sella sua libertà sessuale al di fuori del matrimonio. Erano ragionamenti tipici di una civiltà contadina in cui i rapporti di forza si misuravano in base alla capacità di portare a casa il nedessario sostentamento e trovavano fondamento in ruoli che la tradizione e le necessità avevano consolidato. Se tutto questo poteva avere un fondamento in una società in cui la sonna aveva per forza di cose un ruolo subalterno, non si riesce a comprendere come questi modi di dire possano avere ancora la possibilità di esistere all'inizio del secondo millennio. Eppure, ancora oggi c'è chi tende a basare la propria esistenza su questa tipologia di comportamenti. Sono quelli che si potrebbero definire come "Pensanti con la testa di sotto". Una teoria freudiana, all'occorrenza volgarizzata, sostiene che gli uomini e le donne siano dotati entrambi di due teste: quella di sopra e quella di sotto. In una società civile basata su valori morali forti e radicati e su una razionale distribuzione dei ruoli, a prevalere dovrebbe sempre essere la testa di sopra. Il guaio è che nella magior parte dei casi le persone, molto spesso inconsapevolmente, si lasciano guidare o trascinare dalla foga e dall'irrazionalità della loro testa di sotto e contribuiscono alla crescita abnorme dell'esercito o del partito delle teste di cazzo. E che questo esercito, equamente ripartito tra i sessi, sia sempre troppo numeroso rispetto alle necessità fisiologiche di una società civile, basta guardare a certi atteggiamenti o sentire certi ragionamenti per capirlo. In un mondo in cui gli uomini erano più simili alle bestie per condizione economica, sociale e morale, l'affinamento e la valorizzazione dei comportamenti istintivi poteva e, in alcuni casi doveva, assumere un ruolo determinante nella lotta per la sopravvivenza. Nel nostro mondo, così bisognoso di razionalità e di senso morale, tutto questo diventa anacronistico. |

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