A ttija
Conosciuta anche nella variante: picchì si ttu.
Era ed è ancora l'espressione che usano i commercianti quando vogliono farti intendere che ti stanno facendo un prezzo di favore. in un mondo dove il prezzo fisso, esposto nella vetrina è ancora soltanto un eufemismo giornalistico e dell'Associazione consumatori, questo modo di dire funziona ancora.
E' anche una forma verbale che invita a una complicità nell'acquisto per cui il commerciante fa finta di considerarti un amico, nonostante ti abbia visto per la prima volta, e l'acquirente esce dal negozio contento per aver fatto l'affare e per l'alta considerazione che è riuscito a conquistare presso una persona così distinta.
La versione che però sto per raccontare dovrebbe servire a essere meno sprovveduti e più accorti nella scelta degli amici.
Un signore si presenta al banco di un negozio di abbigliamento e chiede il prezzo di un vestito.
Il commerciante butta la cifra di 2000 euro con noncuranza e fa seguire il prezzo dal fatidico: " Glossary Link a ttija".
Il signore va via senza comprare niente ma dopo una settimana ritorna e chiede il prezzo di un cappotto esposto in vetrina.
Questa volta il commerciante chiede 4000 euro ma fa seguire il prezzo sempre dal solito: "a ttija".
Il cliente questa volta si preoccupa di chiedere al negoziante il perchè di questo trattamento riservato, perchè, insostanza, riserva a lui, illustre sconosciuto, quell'"a ttija" così premuroso.
Il commerciante questa volta viene mosso acompassione per questa eclatante ingenuità e decide di svelare al cliente l'arcano significato dell'espressione "a ttija".
Vedi - gli dice - quando io dico la cifra di 4000 euro, tu istintivamente, nella tua mente, sei portato a dire - N..Culu! - e io altrettanto gentilmente ti cci mandu - A..Ttija! - cussi simu pari.
Non so se il cliente ha poi comprato il cappotto, ma so di certo ha ha imparato a rispondere - ed a mammata!