Politica e movimenti
Dopo il successo della protesta in città con la manifestazione del 7 marzo in piazza Pitagora e la consegna di 5.000 tessere elettorali al Prefetto il movimento "Insieme ce la possiamo fare" inizia un tour nei centri della provincia.
Lo stand del Comitato stazionerà nei giorni programmati davanti il Palazzo del Comune di ciascuno dei ventotto centri dell'hinterland, dove verrà sollecitata la consegna delle tessere elettorali "per dimettersi da cittadini".
Questa, nuda e cruda, la cronaca.
Ma quali sono i risvolti sociali, economici e politici di questa situazione?
Ancora una volta il Sud disperato si affida ai Masaniello del momento per rappresentare la propria condizione. Le parole d'ordine di questo comitato, al di fuori di una reale rappresentazione economica degli obiettivi che Euro Paradiso si prefiggeva in concreto, fanno presa su una popolazione composta prevalentemente di disoccupati, sotto occupati, e diseredati dal vero sviluppo delle centrali del progresso.
Una città che affida le sue sorti solo sui livelli di spesa e non sul fatturato prodotto, senza tenere conto dei livelli di accesso all'indebitamento, è portata a considerare opulenta una situazione che è invece solo di facciata.
Una classe politica che non riesce più a comunicare con la base elettorale, che basa il suo potere sulle clientele elettorali anzichè su una reale adesione a un progetto di sviluppo, è destinata a rincorrere le spinte populistiche e si ritrova a sviluppare non azione amministrativa, ma continui tentativi a chi riesce prima a cavalcare la protesta.
Il risvolto più inquietante di questa situazione, stà però, nell'assoluta immobilità della classe politica in questa fase:
Difronte a 5000 certificati elettorali consegnati, difronte alla possibilità concreta che il numero si raddoppi sul territorio provinciale, assistiamo al silenzio assoluto delle forze politiche. Come presi da una sindrome di panico collettivo, sono tutti fermi ad aspettare la prima mossa dell'avversario mentre la protesta monta e va avanti trovando il terreno sgombro da qualsiasi posizione chiarificatrice.
Forse si stà pensando che anche questa ventata di protesta, come in altre occasioni, farà piano piano il suo corso verso un naturale esaurimento e che le clientele riusciranno a riportare tutto sotto l'ombrello elettorale. Forse è vero... Ma quei certificati elettorali peseranno come un macigno sulle capacità di governo delle classi dirigenti di domani, qualunque sia lo sbocco elettorale che gli si riuscirà a dare.
Quello che è certo è che la capacità di una classe politica si misura sulla capacità di governare le spinte sociali che provengono dalla popolazione e non di cavalcarle.
Se questo è vero, il grado di capacità politica degli attuali governanti, equivale a... ZERO.
Dopo il successo della protesta in città con la manifestazione del 7 marzo in piazza Pitagora e la consegna di 5.000 tessere elettorali al Prefetto il movimento "Insieme ce la possiamo fare" inizia un tour nei centri della provincia.
Lo stand del Comitato stazionerà nei giorni programmati davanti il Palazzo del Comune di ciascuno dei ventotto centri dell'hinterland, dove verrà sollecitata la consegna delle tessere elettorali "per dimettersi da cittadini".
Questa, nuda e cruda, la cronaca.
Ma quali sono i risvolti sociali, economici e politici di questa situazione?
Ancora una volta il Sud disperato si affida ai Masaniello del momento per rappresentare la propria condizione. Le parole d'ordine di questo comitato, al di fuori di una reale rappresentazione economica degli obiettivi che Euro Paradiso si prefiggeva in concreto, fanno presa su una popolazione composta prevalentemente di disoccupati, sotto occupati, e diseredati dal vero sviluppo delle centrali del progresso.
Una città che affida le sue sorti solo sui livelli di spesa e non sul fatturato prodotto, senza tenere conto dei livelli di accesso all'indebitamento, è portata a considerare opulenta una situazione che è invece solo di facciata.
Una classe politica che non riesce più a comunicare con la base elettorale, che basa il suo potere sulle clientele elettorali anzichè su una reale adesione a un progetto di sviluppo, è destinata a rincorrere le spinte populistiche e si ritrova a sviluppare non azione amministrativa, ma continui tentativi a chi riesce prima a cavalcare la protesta.
Il risvolto più inquietante di questa situazione, stà però, nell'assoluta immobilità della classe politica in questa fase:
Difronte a 5000 certificati elettorali consegnati, difronte alla possibilità concreta che il numero si raddoppi sul territorio provinciale, assistiamo al silenzio assoluto delle forze politiche. Come presi da una sindrome di panico collettivo, sono tutti fermi ad aspettare la prima mossa dell'avversario mentre la protesta monta e va avanti trovando il terreno sgombro da qualsiasi posizione chiarificatrice.
Forse si stà pensando che anche questa ventata di protesta, come in altre occasioni, farà piano piano il suo corso verso un naturale esaurimento e che le clientele riusciranno a riportare tutto sotto l'ombrello elettorale. Forse è vero... Ma quei certificati elettorali peseranno come un macigno sulle capacità di governo delle classi dirigenti di domani, qualunque sia lo sbocco elettorale che gli si riuscirà a dare.
Quello che è certo è che la capacità di una classe politica si misura sulla capacità di governare le spinte sociali che provengono dalla popolazione e non di cavalcarle.
Se questo è vero, il grado di capacità politica degli attuali governanti, equivale a... ZERO.
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