....Sarebbe meglio dire grandinò!
Alle 15.00 in punto, proprio mentre ormai le urne erano chiuse e i giochi erano già fatti, si è abbattuta su san Mauro una delle più violenti grandi grandinate che si ricordino a memoria d'uomo. Ed ogni chicco abbastanza grande da fare molto male ai malcapitati che si fossero trovati allo scoperto e alle macchine parcheggiate fuori dai garage.
Un segno del destino, presagio della gradinata di voti che di li a poco si sarebbe abbattuta sul territorio provinciale, proveniente da destra e aiutata ad essere ancora più violenta da un forte vento di malcontento.
Questa grandinata però, al contrario di quella naturale, non ha colpito indiscriminatamente!
E' stata invece molto selettiva... è andata a cercare solo quegli stolti che pur messi sull'avviso dalla moltitudine di tuoni che l'avevano abbondantemente preannunciata, non hanno voluto, o saputo, o potuto mettersi al riparo per tempo.
Fuor di metafora, Il risultato del ballottaggio provinciale di ieri non è né un fulmine a ciel sereno, e nemmeno una calamità naturale per la quale fare domanda di rimborso. E' soltanto la logica conseguenza di un deterioramento del rapporto politico tra rappresentati e rappresentati che va avanti ormai da molti anni e che ha trovato adesso il suo sbocco naturale, rompendo gli argini angusti nei quali avevano tentato di incanalarlo.
Se si vuole essere ancora più chiari bisogna ritornare a utilizzare le antiche tipologie marxiste che distinguevano correttamente tra schiavi e servi: Lo schiavo, diceva Marx, è diverso dal servo soprattutto nella sua condizione esistenziale, lo schiavo è costretto ad obbedire, ma aspetta il momento opportuno per liberarsi delle catene e, per farlo, non si fa cruccio di uccidere il padrone; Il servo invece è volontariamente prigioniero, e anzi, è sempre riconoscente al padrone dei resti che magnanimamente gli elargisce.
Sulla base di questa distinzione si può capire come mai una grande parte del popolo di sinistra della provincia di Crotone (ma se si allarga l'orizzonte ci si rende conto che il fenomeno sta assumendo proporzioni nazionali) schiavo da sempre, e mai servo, abbia deciso di rompere le catene che lo tenevano imprigionato a sempre supposte e mai realizzate convenienze sociali.
Di fronte all'atavica alternativa del "o ti manci sa minestra, o ti jiatti i da finestra", lo "schiavo di sinistra", ha preferito l'unica scelta che lo rendeva veramente libero: Dieta!
Anche perché, finiti i tempi in cui lo spauracchio dei padroni veniva associato alla destra dei baroni, il popolo non ha più visto la eventuale vittoria della destra come il ritorno al tempo della servitù della gleba.
Del resto, lo "schiavo" moderno ha imparato a leggere, sente i telegiornali, e soprattutto è in grado di vedere lo spettacolo indecoroso che i suoi "autonominati" difensori mettono in scena ormai quotidianamente da più di un lustro: Tra un padrone che "potrebbe" usare il bastone, e uno che ti sfama a bocconi avvelenati conditi dal falso senso di appartenenza, lo "schiavo" del 2000 ha preferito il primo perché gli rimanga almeno la libertà di ribellarsi senza essere ricattato dal luccichio del possibile mancato boccone.
"Cchjiù scuru i da menzannotti u ppò viniri" e se per il popolo della sinistra Zurlo non potrà mai essere la luce, è sicuramente certo che non potrà rendere le tenebre più oscure di quelle in cui stiamo navigando negli ultimi decenni.
Senza contare che ci sono zone geografiche che hanno ormai spento la luce del tutto: Quando si analizzano i dati e si vedono i risultati plebiscitari raccolti da Zurlo a Cutro, a Isola, a Crotone, ci si chiede quali azioni illuminanti siano stati prodotti dai "grand commis" della politica anche nel loro ambito naturale. Il 70% di voti a Zurlo nel collegio del segretario provinciale del PD significa che in quelle zone l'interruttore che gli elettori hanno spento non è quello della luce Schifino.
Mi dispiace per Schifino, che andava premiato se non altro per aver avuto il coraggio, o l'incoscienza, di metterci la faccia, ma quando a mente fredda riuscirà ad analizzare la situazione, forse potrà capire che questa non è stata la sua sconfitta, ma soltanto il risultato di una logica che niente ha più a che vedere con le classi sociali di riferimento. Non è Schifino che la sinistra ha bocciato, ma lo stagno putrido che si voleva nascondere dietro la sua candidatura. Se vorrà, adesso, potrà veramente iniziare un percorso di ricostruzione che recuperando dalle macerie il buono, butti al macero il cemento truccato sul quale si voleva edificare l'edificio dei progressisti. Sapendo fin d'ora che ogni tentativo di riciclaggio di ferri vecchi potrà produrre solo altri crolli, e questa volta senza necessariamente l'intervento di un terremoto.
Un primo sprazzo di luce potrebbe essere rappresentato da qualche pietosa dimissione, ma questo tipo di interruttore è ormai totalmente in disuso dalle parti della sinistra.
Niente da dire invece su eventuali voti di "sinistra" che sono andati a destra. Se ci sono stati, e non è detto, questi sono da considerare fisiologici a un sistema senza più valori ideali di riferimento che ha assunto la pagnotta come bandiera: e questo oggi come ieri.
Niente da dire neanche sulla "vittoria" della destra: Quando meno di un terzo dell'elettorato va compatto a votare per una coalizione, ha tutto il diritto di festeggiare la vittoria e governare a pieno titolo, sapendo però di essere espressione non di una maggioranza della popolazione ma di una esigua minoranza. Questa osservazione, lo ripeto, non viene fatta per sminuire la vittoria, ma per ricordare che la grande maggioranza della popolazione che non lo ha legittimato, si aspetta che il Presidente Zurlo diventi, con azioni concrete, il Presidente di tutti.

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