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Anni 50.... La mamma prende al bambino i pantaloni da mettere per andare a scuola. Sono appena lavati e asciugati, il panno di velluto ha ancora l'antico colore e non sono molto evidenti i segni dell'usura nelle parti più soggette. Il bambino però non sembra contento, non si veste con il consueto entusiasmo, sembra non avere molta voglia di prepararsi per andare a scuola. La mamma si preoccupa che non sia successo qualcosa a scuola il giorno prima e, senza far notare un eccessivo interesse, fa le opportune domande che ricevono risposte altrettanto evasive ma categoriche su un punto: La scuola non c'entra niente. Le domande continuano, la mamma vuole capire cosa succede al suo bambino e non si accorge di diventare ansiosa. Ansia che si trasmette al bambino e si tramuta in pianto. Ma, finalmente, tra i singhiozzi emerge, timida, la vera ragione dell'imbarazzo del bambino:- Non li voglio i pantaloni con le "pezze" alle ginocchia! La mamma è incredula e anche un po sollevata dalla rilevazione, aveva pensato a qualcosa di molto più grave che due toppe ai pantaloni: ma i pantaloni avevano già le "pezze" al culo e non hai mai fatto storie per metterli?E i singhiozzi si fanno più forti, liberatori, smozzicati dalle parole:- Si, li mettevo, anche se malvolentieri, sapendo che non ci sono soldi per comprarmene di nuovi. In fondo mi consolavo con il fatto che, al culo, le "pezze" non le vedevo e mi potevo illudere che fossero nuovi. Ma alle ginocchia no...li le vedo...le mostro al mondo come se fossero il distintivo della nostra povertà ma anche, e soprattutto, uno schiaffo doloroso alle mie precarie illusioni. La mamma prova a giustificarsi, prova ad abbozzare una spiegazione razionale e compassionevole pur sapendo che lo sforzo sarà inutile:- Ma se non ci metto le "pezze" si vede lo strappo alle ginocchia! Questa volta la risposta del bambino è più ferma, più convinto delle proprie ragioni: - se 'cè uno strappo posso dire che l'ho appena fatto, posso renderlo un disagio momentaneo. Se ci sono le "pezze" non ho nemmeno scuse...Sono un morto di fame con le pezze al culo... certificato!
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Il Materiale e l'Immaginario

Materiale&Immaginario


Il rito è sempre lo stesso: Uno, due, massimo tre persone comprano il giornale e si siedono “aru scaluni”. Danno un’occhiata alla prima pagina. Rispondono immancabilmente con l’invito ad andarselo a comprare alle richieste di lettura a scrocco formulate sulla base della motivazione relativa ad una sola pagina da vedere. E’ soltanto un modo per iniziare il rito della discussione mattutina su tutti gli argomenti di più stretta attualità non sulla base dei titoli della prima pagina, del tutto ininfluenti alla celebrazione del rito, ma sulla base della frase più o meno utile allo scatenarsi della polemica. Non sono invece ininfluenti i protagonisti del rito. A seconda dei personaggi presenti, la polemica sarà indirizzata verso lo sport,(quasi sempre il pallone) o la politica, o la cronaca locale. A seconda dell’argomento il gruppo dei partecipanti può essere più o meno numeroso e piuttosto eterogeneo. Lo sport vede la partecipazione di grandi numeri e sfoggio di competenze ad alto livello: il numero di allenatori, di direttori tecnici e osservatori speciali di San Mauro supera in percentuale quello di qualsiasi altro paese d’Italia. La politica è quella ce vede l’itervento preminente dei teorici e dei leader con corollario di pubblico più o meno numeroso ma scarsamente partecipativo se non attraverso cenni di assenso o di diniego più o meno evidenti. La politica locale è quella che presenta la partecipazione più eterogenea e meno sistematica essendo basata, generalmente, su critiche e invettive contro l’amministrazione e sulla mancata riparazione della tale buca o della tale strada. Come è facile intuire, la buca e la frana essendo alla portata di tutti, diventano l’argomento di accesso di tutti coloro che altrimenti sarebbero esclusi dal rito.


