Vivi quella parte della tua vita sospesa tra il tutto, compreso nello spazio flash dei ricordi, e il nulla, indefinito, di un futuro precario inserito in un tempo prospettico sempre troppo breve. E' quella parte della vita in cui si è troppo vecchi per cogliere tutte le occasioni che, beffardamente sembrano capitare soltanto adesso, e troppo giovani per poter decidere di mandare a riposo tutti i sogni che , ottimisticamente, affollano la mente.
Troppo vecchi per vivere, troppo giovani per morire!
E non c'è un guado da attraversare, un ostacolo da saltare, un avversario da battere.
Non c'è niente, solo l'incedere costante, implacabile del tempo del niente.
Non c'è niente, solo l'incedere costante, implacabile del tempo del niente.
Nessuno dei tuoi sogni si è realizzato, o almeno, nessuno si è realizzato nelle dimensioni e nei modi che avresti voluto; tutto è avvenuto però senza che, apparentemente, tu abbia potuto deciderne il corso. E comunque, tutto è avvenuto nel modo migliore, in un modo positivo che le tue pessimistiche previsioni non avrebbero mai avuto il coraggio di prevedere.
E' il momento in cui il bilancio è ancora troppo legato alle cose non fatte piuttosto che alle cose fatte, queste ultime ancora incomplete, sempre, e le prime per le quali il tempo e le forze occorrenti sono troppo aleatorie per poter pensare a un tentativo di recupero.
Vivi quell'età strana,incomprensibile per molti versi, in cui, per un tempo indefinito, sembrano incrociarsi le sfasature temporali in cui sei vissuto. Sei nato in un tempo che non hai mai sentito il tuo, come se qualcuno si fosse divertito a sbalzarti in una dimensione temporale diversa da quella che la tua mente, i tuoi geni, i tuoi desideri, avevano avuto in dote. Sei vissuto fuori dal tempo che ti scorreva intorno, come sdoppiato in una realtà vissuta da protagonista passivo, ma osservata da spettatore abusivo per forza: non hai chiesto tu di vivere quel tempo, non hai deciso tu di sederti su quella poltrona, ma qualcuno ha deciso per te che tu debba vivere quel tempo; qualcuno ha deciso di costringerti a rimanere seduto in quel posto in prima fila senza che niente e nessuno possa aiutarti ad alzarti.
E' l'età in cui le speranze recondite di una possibile riduzione della sfasatura temporale e di una riconduzione all'unità dei ruoli che ti sei trovato ad interpretare, si riducono in senso direttamente proporzionale rispetto all'aleatorietà delle prospettive che hai davanti.
Il panico si impadronisce della tua mente quando percepisci concretamente che in fondo non sei vissuto, o almeno, non hai vissuto la tua vita, il tuo tempo; e adesso non c'è più tempo per recuperare.
Il panico ti blocca il respiro quando realizzi che, in definitiva, il momento finale sarà anche l'unico momento in cui i due ruoli si livelleranno senza che tu possa prenderne coscienza e godere almeno per un attimo di quella pace che hai sempre cercato.
Hai un solo modo per uscirne: decidere una buona volta quale dei due ruoli possa permetterti di sopravvivere senza impegnarti in un finale di partita estenuante e forse anche inutile, e abbandonare al proprio destino l'altro, compiendo quel passo che forse qualcuno avrebbe voluto tu facessi fin dall'inizio, decidendo che in fondo, le sfasature temporali, lo sdoppiamento dei ruoli, non sono altro che giustificazioni che ti sei creato ad arte per giustificare il tuo non sentirti a tuo agio in questo mondo, la tua incapacità ad adeguarti al tempo in cui sei nato. La tua diversità è soltanto una maschera della tua incapacità di assolvere, come gli altri, ai compiti che il tempo in cui sei nato ti aveva assegnato. Se poi qualcuno vorrà definire questo tuo stato soltanto come schizofrenico, non sarà un dramma, in fondo forse lo hai sempre saputo, in fondo anche questo era un ruolo al quale non hai mai sputo adeguarti per paura di rivelare al mondo il tuo più intimo stato d'animo, per paura che il mondo scoprisse la tua vera essenza.
Accettare la realtà della tua incapacità, diventa il primo passo, quello decisivo, quello più doloroso all'inizio, per lasciare al proprio destino il ruolo di attore della commedia che ti hanno dato da interpretare. Diventa il modo più semplice per rendere produttiva e, soprattutto positiva per gli altri la tua congenita schizofrenia.
Forse adesso riesci a capire che l'età che stai vivendo è in fondo soltanto l'età in cui assumi coscientemente il ruolo di spettatore, questa volta consapevole, non più abusivo. E' l'età in cui la schizofrenia della mente si trasforma in schizofrenia dello sguardo dotandosi di un occhio bionico e privo di emozioni che riesce a vedere dentro e fuori senza soluzione di continuità.
Del resto non hai alternative... non c'è alternativa nel vuoto!
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