Venerdì pomeriggio si è svolta la manifestazione annuale dedicata a Dino Vitale: La seconda edizione della borsa di studio istituita in ricordo e in onore dello scrittore Sammaurese. Era la prima volta che partecipavo a questa manifestazione che era invece al suo terzo appuntamento e sono rimasto ben impressionato dal sentire le grandi espressioni di stima che i ragazzi partecipanti e i relatori presenti ha tributato al compianto Dino. Non che non le meritasse, e anzi ritengo sia sempre troppo poco quello che si fa per ricordarlo, ma il pensiero, mentre sentivo quelle parole bellissime, andava continuamente al Dino che ho conosciuto io e in modo particolare ai suoi occhi tristi, a quegli occhi che dicevano quanto avesse bisogno di sentire in vita tutti quegli apprezzamenti pubblici.  Pubblici, perché a livello personale non penso ci sia mai stato qualcuno che glieli avesse mai negati. Non ricordo però di convegni pubblici di presentazione dei suoi libri in occasione della loro pubblicazione…  Non ricordo di manifestazioni comunali o associative che si prodigassero nella promozione dei libri di Dino che anzi era costretto a praticare il porta a porta se voleva far sapere ai suoi concittadini della nuova pubblicazione.
E gli amici erano soprattutto quelli che magari non avrebbero mai letto un libro ma lo compravano dalle sue mani, con il suo autografo, perché era pur sempre un libro scritto da un Sammaurese. E a questi amici, sparsi in tutta Italia, non interessava nulla dei riconoscimenti che Dino riceveva dal mondo della letteratura, non era per i suoi riconoscimenti che lo ricevevano in casa, lo facevano perché era lo scrittore di San Mauro.
Ho conosciuto gli emigrati di Genova e Savona proprio quando, studente universitario, lo  seguivo in questo suo peregrinare tra i Sammauresi del nord Italia. E nei lunghi viaggi in treno, nelle notti insonni di una casa di Pegli, nelle lunghe cene di Albaro sulle alture di Genova, Dino parlava …. E nelle sue parole sempre moderate e gentili, senza rancore per nessuno, le venature di tristezza per un riconoscimento che non è mai arrivato e che, se anche meno importante per il mondo, certamente era straordinario per lui. Ho avuto al fortuna di sentire dalla sua viva voce racconti mai pubblicati che sicuramente non avrebbero sfigurato in un altro suo libro… Erano i racconti di vita vissuta che si facevano più sciolti sotto l’effetto di un buon bicchiere di vino bevuto in compagnia di vecchi compagni di avventura in un mondo di giovani studenti, aspiranti giornalisti e innamorati della cultura e del suo mondo.
Ecco perché non sono tornato felice dalla manifestazione… e non perché non mi fosse piaciuto  qualche aspetto organizzativo o qualche intervento, e anzi sotto questo aspetto tutto si è svolto nel migliore dei modi ed è giusto fare i complimenti a tutti gli attori della manifestazione con una citazione particolare ai vincitori dei premi per le belle composizioni che hanno saputo produrre…  ma mentre sentivo dai temi dei ragazzi la definizione di Dino Grande Scrittore, non riuscivo a non pensare ai tanti bambini che di Dino non lo avevano neanche conosciuto e non sapevano che quel signore che gli passava accanto, in chiesa o in piazza era un grande scrittore.
Ma Dino aveva studiato il latino e i Vangeli, e sapeva il vero significato del “Nemo propheta in patria (sua)”

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