Per troppo tempo abbiamo creduto che la forma partito fosse rappresentativa di idee e passioni. Del resto, la storia recente, gli ultimi due secoli tanto per intenderci, si era mossa sui binari di una lotta politica che aveva sostituito le fazioni e le milizie armate con i partiti. Alle generazioni borghesi successive alla Rivoluzione Francese, la forma di organizzazione partitica, dell’antica tradizione italiana, era sembrata meno cruenta e meno dispendiosa dei manipoli e, soprattutto, più compatta rispetto ai movimenti populistici sempre difficilmente controllabili. In più, il partito garantiva la diffusione dell’illusione partecipativa nel momento della vittoria, e l’assunzione di corresponsabilità nel momento della sconfitta. La gestione era garantita alla classe dominante dal dominio della conoscenza e dall’esclusiva sulla formazione delle classi dirigenti. L’illusione Marxista-Leninista, di una classe dirigente diversa e svincolata dalla classe economicamente dominante, era servita soltanto a favorire il passaggio da una forma partito mediatrice di interessi a una forma partito emanazione diretta di interessi. Il fascismo, il nazismo e il comunismo furono soltanto tre facce della stessa medaglia razionalizzante rispetto al disordine dell’utopia democratica. L’ordine che deve regnare a Varsavia non potrebbe essere allora l’equilibrio raggiunto tra i diversi interessi, ma è soltanto l’ordine imposto dal vincitore, senza colore, perché disposto a vestirsi di tutti i colori ideali per il comando.
Tutto questo potrà avere ancora un futuro più o meno lungo, ma la sua fase discendente è già irrimediabilmente iniziata e la globalizzazione e l’atomizzazione della conoscenza ne decreteranno presto l’inutilità. Nel mondo della conoscenza globale, l’istituto della delega degli interessi, o peggio, l’istituto della delega della gestione del potere, dovrà necessariamente essere riscritto per far fronte all’avvento di quella variabile che gli illuministi avevano concepito come utopia ma che la “rete” ha reso concreta: la scomparsa dell’ignoranza!
Nell’era della globalizzazione, il popolo smetterà di essere soggetto terzo e indistinto utile solo a distribuire porzioni di potere, e diventerà protagonista delle scelte collettive attraverso l’immediato intervento individuale. La velocità della rete e la pubblicità degli atti diventeranno la pietra tombale dell’organizzazione partitica.
Capire attraverso quali forme e con quali tempi questo processo dovrà avvenire, sarà il compito delle avanguardie politiche del futuro.
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