IL MATERIALE E L'IMMAGINARIO NELLA CULTURA DEL MARCHESATO CROTONESE

A scirchijatu a terra…

Ha scirchijatu a terra… guardava la terra che calpestata e mormorava parole che avevano un suono e un senso atavico e familiare ma di un tempo troppo lontano per me, o forse soltanto segno di reminiscenze troppo in fretta messe in disparte. Parole come cornici contenenti stampe ingiallite e macchiate dal tempo ma ancora comprensibili solo a chi quei posti o quelle storie le ha viste e le ha vissute anche soltanto come inconsapevole spettatore… forse colpevolmente inconsapevole! “L’alivi stanu carricandu e serva l’acqua”…E la frase che, detta dopo un tempo interminabile rispetto alla prima, sembra senza senso, ma riporta a un tempo che ha le lancette dell’orologio  sintonizzate sulle necessità della terra prima che sulle nostre. Un orologio perpetuo che segue è non anticipa l’eterno ritorno dell’uguale…l’orologio del rito che rende ridicolo quello delle previsioni. La terra, la pianta, il frutto …. e poi l’uomo che finalmente osserva consapevole […]

Una vecchia stalla

Ci sono oggetti, cose, luoghi che esistono solo nella nostra memoria e quando ci capita di ritrovarne qualcuno ancora intatto e come un tuffo nel nostro passato con tutto quel che ne consegue rispetto alle emozioni, le sensazioni, e le percezioni sensoriali. Una stalla nell’immaginario collettivo è un posto destinato agli animali e basta. Per quelli della mia generazione era in vece un mondo in cui gli animali erano soltanto una piccola parte anche se comunque importante. La stalla era la “dependance” dei contadini, e come tale, e con la stessa cura di una vera dependance signorile, veniva curata con riti, attività e orari che erano scanditi dalle stagioni e dalla meteorologia. L’odore del fieno (i mattuli) appena scaricato dal basto e depositato nell’angolo più asciutto si confondeva con gli odori degli escrementi animali che attendevano di essere raccolti per diventare il concime più prezioso e più sano. Non sono mai riuscito a capire […]

Il Presepe vivente 2014

Un modo per stare insieme, un modo per riscoprire il gusto di essere una comunità, comunque… Un modo per dirci l’uno con l’altro, magari soltanto con uno sguardo, che ci siamo ancora. E nelle case vuote “i du timpuni i da Coddra” questo senso di appartenenza si grido disperato di un mondo che “deve” scomparire, che non ha futuro se non nella memoria… E nei vicoli scoscesi di questo rione ripopolati come per incanto dalle scene di un rito ancora più antico rinasce come per magia un mondo che è stato vivo e pieno di speranze e che ora non è più… E mentre il vociare del rito si mescola ai suoni delle zampogne risuonano nelle orecchie voci lontane di donne meravigliose che richiamano i bambini al fuoco del camino, o il rumore degli zoccoli animali, e delle scarpe chiodate dei loro padroni, che risalgono l’irto come l’ultima delle loro penitenze […]